Ci sono giorni a scuola che fanno più rumore di altri. Il giorno della valutazione è uno di quelli. Non perché si consegna un foglio, ma perché dentro quel foglio finiscono domande, attese, timori, speranze. Finiscono gli sguardi dei bambini che cercano conferme, quelli dei genitori che cercano risposte, e anche quelli degli insegnanti che, prima ancora di scrivere un voto, si interrogano sul proprio lavoro. Una pagella non è mai solo una pagella. È il risultato di mesi di osservazioni, tentativi, errori, progressi spesso invisibili. È una fotografia che racconta un momento, non una storia intera. Per questo parlare di valutazione richiede tempo, cura e parole giuste. Richiede di spostare lo sguardo dal numero alla persona, dal risultato al percorso, dal giudizio alla crescita.
Questo post nasce da un confronto con i genitori, da domande sincere e da un bisogno condiviso: capire che cosa valutiamo davvero quando valutiamo. E, soprattutto, ricordarci che davanti a noi non ci sono voti, ma bambini che stanno diventando grandi. Da qui nasce una riflessione più ampia sul significato della valutazione a scuola.
La costruzione del documento di valutazione è sempre una fase cruciale dell’anno scolastico. È il momento di fermarsi, riflettere e fare il punto sulla situazione degli alunni, sui loro apprendimenti, ma anche - e soprattutto - sul ruolo di noi docenti. Ci chiediamo: ho fatto tutto quanto era necessario? potevo fare di più? potevo fare meglio o in modo diverso? dove devo intervenire? dove e quando sono stata efficace? dove, invece, devo rivedere modalità e metodologia?
Probabilmente un occhio poco esperto penserà che scrivere la pagella sia un lavoro semplice. In realtà, quelle poche righe sono il risultato di riflessioni profonde, condivise con i colleghi. La valutazione è un vero e proprio lavoro di squadra.
La prima riflessione riguarda il nostro lavoro, come genitori e come docenti. Qual è lo scopo ultimo del nostro intervento educativo? I bambini arrivano a scuola per mano ai genitori. Ma verrà il giorno in cui quella mano si staccherà. Non perché non serva più, ma perché saranno pronti a camminare da soli. I bambini crescono così: un passo alla volta, spesso senza far rumore. Crescono mentre imparano a scrivere una lettera, mentre sbagliano un’addizione, mentre piangono per una verifica andata male, mentre sorridono per un voto che li ha fatti sentire capaci. Crescono mentre giocano insieme e anche mentre litigano. Crescono mentre noi li osserviamo: a volte preoccupati, a volte impazienti, a volte troppo concentrati sul quanto e poco sul come. Ma la verità è che non stanno solo imparando cose. Stanno diventando persone. E ogni giorno di scuola è un giorno in cui costruiscono fiducia, coraggio e un’idea di sé che li accompagnerà molto più lontano di qualsiasi voto. Ecco perché, quando parliamo di valutazione, dobbiamo ricordarci chi abbiamo davanti: bambini che stanno crescendo, adesso. Valutare significa anche aiutarli, poco alla volta, a lasciare quella mano.
Quando parliamo di valutazione non parliamo di giudicare i bambini. Valutare significa osservare come apprendono, capire dove si trovano nel loro percorso e descriverlo in modo chiaro e onesto. La valutazione non è un’etichetta, ma uno strumento per orientare il cammino.
È importante distinguere due aspetti: la valutazione sommativa, quella che si legge in pagella, il risultato; la valutazione formativa, quella che accompagna i bambini ogni giorno: quando correggiamo insieme, quando diamo indicazioni, quando aiutiamo a capire cosa migliorare. La valutazione formativa non serve a dire quanto vali, ma come puoi crescere. A scuola usiamo entrambe, ma soprattutto nei bambini piccoli il cuore del nostro lavoro è la valutazione formativa.
La valutazione sommativa dice dove siamo arrivati.
La valutazione formativa ci aiuta a fare il prossimo passo.
La pagella non è:
una misura del valore di un bambino
una misura dell’intelligenza
una definizione di chi è
Un voto non ci dice chi è un bambino, ma solo come ha risposto, in questo periodo, a determinate richieste scolastiche.
La pagella è:
una fotografia
scattata in un momento preciso
su alcuni apprendimenti
Come tutte le fotografie, ferma un istante. Non racconta tutta la storia. Non è un film, non è una previsione del futuro, non è un’etichetta.
Cosa valutiamo davvero?La valutazione non riguarda solo il “quanto so”, ma anche il come lavoro, il come mi metto in gioco, il come cresco. Accanto al risultato osserviamo anche:🚩 CONOSCENZE 🚩 COMPETENZE
🚩 IMPEGNO
🚩 PARTECIPAZIONE
🚩 AUTONOMIA
Un “buono” o un “ottimo” non dicono “vali 8” o “vali 10”. Dicono: in questo obiettivo, in questo momento, sei arrivato qui.
⚠️ voto alto ≠ “sei arrivato”
⚠️ voto basso ≠ “non sei capace”
Ogni voto è un punto di partenza, non di arrivo. Domani si riparte. Tutti. Sempre.
I bambini non partono tutti dallo stesso punto. C’è chi entra a scuola con competenze già strutturate e chi parte con più fragilità, più insicurezze, più difficoltà. Per questo, nella valutazione, si tiene conto sia del livello raggiunto sia del percorso fatto per arrivarci. Un bambino che oggi ha "buono" ma partiva da grandi difficoltà ha fatto un lavoro enorme. Un bambino che mantiene livelli molto alti nel tempo ha dimostrato continuità, metodo e autonomia. Sono percorsi diversi, ma entrambi sono successi importanti. A scuola non facciamo classifiche. Non cerchiamo di stabilire chi è “più bravo”. Cerchiamo di aiutare ogni bambino a fare il massimo possibile rispetto a sé stesso.
Soprattutto con bambini piccoli, il voto non serve solo a certificare, ma anche a incoraggiare. A volte un voto alto non premia il talento, ma la fatica, la costanza, il mettersi in gioco, il non mollare. Non significa dire “sei arrivato”, ma: stai andando bene, continua così. Allo stesso modo, un voto più basso non significa “non sei capace”, ma che c’è qualcosa da rinforzare, da rivedere, da affrontare insieme.
Il ruolo dei genitori
Davanti a una pagella che preoccupa, c'è solo una cosa da fare: contare fino a dieci. Arrabbiarsi, drammatizzare o colpevolizzare non aiuta i bambini a crescere. Aiuta invece ascoltarli, parlare con loro, capire insieme cosa è successo e cosa si può fare meglio. Questo non significa lasciar correre. Le difficoltà comportano anche conseguenze: nuove regole, nuovi impegni, nuove abitudini. Ma vanno spiegate, condivise e motivate.
Il futuro dei nostri figli non è scritto in pagella.
La pagella accompagna un tratto di strada, non decide la meta.
La pagella che noi insegnanti sogniamo è fatta di bambini che imparano a credere in se stessi, a stare con gli altri, a provarci anche quando sbagliano, a spiccare il volo quando sarà il momento. Quella, per noi, sarebbe una pagella da 10 con lode per tutti. Se scuola e famiglia leggono la valutazione insieme, con fiducia e dialogo, la pagella diventa uno strumento utile. Se invece la carichiamo di paure, aspettative o confronti, rischia di fare più male che bene. Quindi è importante che come docenti abbiamo ben chiaro cosa stiamo facendo quando valutiamo ma è altrettanto importante spiegarlo bene ai genitori per creare fin da subito un'alleanza educativa scuola-famiglia che aiuterà il bambino a crescere e a spiccare il volo.
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