Le tabelline non si imparano. Si costruiscono!

 

CLASSE SECONDA E TERZA
“Ma quindi … le tabelline quando le fate?” È una domanda che negli anni mi sono sentita rivolgere moltissime volte. A volte con curiosità sincera, altre con un po’ di preoccupazione. Perché nella scuola primaria le tabelline sembrano quasi un rito di passaggio: ripetizioni, esercizi, verifiche a tempo, interrogazioni in piedi vicino alla cattedra. Io invece le tabelline non le faccio imparare a memoria. O meglio: non parto mai dalla memoria. Eppure i bambini le sanno, le usano, le riconoscono e le richiamano con naturalezza. Non perché le hanno recitate cento volte, ma perché, nel tempo, hanno costruito il significato della moltiplicazione. Ed è una differenza enorme.


Il senso prima del risultato
Per molto tempo la moltiplicazione è stata insegnata quasi esclusivamente come una procedura da memorizzare: tre per quattro dodici, sei per sette quarantadue, otto per otto sessantaquattro ... Un bambino però può conoscere perfettamente una tabellina senza avere davvero idea di cosa rappresenti. Può rispondere correttamente a “7×8” e poi trovarsi in difficoltà davanti a uno schieramento, a una situazione concreta, a un problema reale. Per questo, nel mio lavoro, cerco sempre di partire dal significato. La moltiplicazione non nasce come una cantilena ma dall’esperienza. Nasce quando i bambini:
📌 costruiscono gruppi
📌 osservano regolarità
📌 organizzano oggetti
📌 fanno incroci
📌 dispongono elementi in righe e colonne
📌 scoprono che alcune quantità possono essere rappresentate in modi diversi
La memoria arriva dopo e poi resta!


La matematica non è una collezione di trucchi
Negli ultimi anni si sono diffuse moltissime strategie “veloci” per imparare le tabelline: scorciatoie, canzoncine, tecniche lampo, "metodi" che promettono risultati immediati, ... Alcuni strumenti possono essere utili come supporto o consolidamento. Anche io utilizzo giochi, ritmo e attività motivanti.
Il problema nasce quando il trucco sostituisce il significato perché un bambino può imparare una procedura senza comprendere davvero cosa sta facendo.
La matematica invece dovrebbe aiutare i bambini a:
📌 costruire relazioni
📌 argomentare
📌 rappresentare
📌 visualizzare
📌 trovare strategie personali
📌 dare senso ai numeri
La comprensione richiede tempo ma è proprio questo a costruire apprendimenti stabili.



Prima il corpo, poi il simbolo
I bambini hanno bisogno di vedere, toccare, spostare, costruire. Per questo la moltiplicazione, nella mia classe, passa sempre attraverso attività concrete e laboratoriali. Prima ancora del simbolo “X”, lavoriamo con materiali, schieramenti, tappi, costruzioni, carte, oggetti da raggruppare, percorsi, movimenti, giochi ... perché sono convinta che il pensiero matematico nasce nell’azione. Un conto è scrivere 3×4=12, un altro è costruire davvero 3 righe da 4 elementi o 4 colonne da 3, osservare lo spazio occupato, confrontare, discutere, accorgersi che il risultato non cambia. Quando un bambino lo vede con i propri occhi, la proprietà commutativa smette di essere una frase difficile da ricordare e diventa qualcosa di evidente.


La moltiplicazione nasce molto prima delle tabelline
Spesso pensiamo alla moltiplicazione come a un argomento che “si inizia” in seconda, magari con la comparsa del simbolo X o con le prime tabelline da imparare. In realtà il pensiero moltiplicativo nasce molto prima.
Nasce ogni volta che i bambini:
📌 raggruppano oggetti
📌 costruiscono file e colonne
📌 osservano pattern e regolarità
📌 distribuiscono elementi
📌 cercano tutte le possibili combinazioni
📌 confrontano configurazioni diverse
📌 organizzano quantità nello spazio

In molti casi i bambini iniziano naturalmente a utilizzare l’addizione ripetuta:
📌 3 + 3 + 3 + 3
📌 5 + 5 + 5
📌 2 + 2 + 2 + 2 + 2

 


L'addizione ripetuta è un passaggio importante, perché permette loro di intuire che alcune quantità possono essere costruite attraverso gruppi uguali. La moltiplicazione però non può ridursi solo a questo. La stessa operazione può infatti rappresentare:
📌 uno schieramento
📌 una distribuzione
📌 una configurazione nello spazio
📌 una situazione combinatoria
📌 una relazione tra quantità
Per questo è importante offrire ai bambini esperienze molto diverse tra loro, così che il significato della moltiplicazione possa diventare ricco, flessibile e profondo. 

La moltiplicazione, prima ancora di essere un’operazione, 

è un modo di osservare relazioni 


perciò è importante non ridurre il lavoro sulle tabelline a una semplice memorizzazione di risultati. Dietro ogni tabellina esiste infatti una rete molto ricca di esperienze, rappresentazioni e strutture che i bambini devono avere il tempo di esplorare. Quando tutto questo lavoro viene rispettato, la moltiplicazione smette di essere una lista di numeri da ricordare e diventa uno strumento per interpretare, organizzare e comprendere.



Gli schieramenti cambiano tutto
Credo che gli schieramenti siano una delle esperienze più importanti per comprendere la moltiplicazione. Disporre elementi in righe e colonne permette ai bambini di:
📌 visualizzare le quantità
📌 organizzare il conteggio
📌 riconoscere strutture
📌 intuire relazioni
📌 collegare aritmetica e geometria
Inoltre permette ai bambini di “vedere” la moltiplicazione, non più come un’operazione astratta ma come uno spazio organizzato. Quando costruiscono rettangoli con quadretti, bottoni, tessere, cubetti, colori, ..., iniziano a intuire qualcosa di molto profondo: i numeri non sono isolati ma sono in relazione tra loro! 
Quando un alunno costruisce o disegna una moltiplicazione, infatti, non sta solo eseguendo un calcolo: sta organizzando lo spazio e costruendo immagini mentali che nel tempo renderanno il pensiero più stabile e flessibile. Molto spesso i bambini comprendono davvero un concetto matematico quando riescono a rappresentarlo: con materiali, disegni, rettangoli, colori, schemi, linee, schieramenti. Rappresentare non significa “abbellire” la matematica ma renderla pensabile. 





 



Il decanomio: quando le tabelline diventano visibili
Uno degli strumenti che utilizzo di più è il Decanomio. Ogni rettangolo rappresenta una moltiplicazione: i lati sono i fattori e l’area è il prodotto. I bambini manipolano, confrontano, costruiscono, ruotano, osservano. E mentre giocano con i rettangoli:
📌 scoprono la commutativa
📌 confrontano aree
📌 trovano regolarità
📌 lavorano con la simmetria
📌 anticipano risultati
📌 costruiscono immagini mentali stabili
La tavola pitagorica smette di essere una tabella da riempire e diventa una mappa di relazioni. Ed è bellissimo osservare come, nel tempo, i bambini inizino a orientarsi dentro quella rete con sempre maggiore sicurezza.


 

 


Non “la tabellina del 6” ma relazioni tra numeri
Uno degli aspetti che cerco di evitare è trattare le tabelline come compartimenti separati: prima quella del 2, poi quella del 3, dopo ancora quella del 4, e così via ... non sono mondi indipendenti! In realtà i bambini comprendono molto meglio quando scoprono i collegamenti. Per esempio:
📌 il 6 è il doppio del 3
📌 il 4×5 può essere pensato come il doppio di 2×5
📌 il 9 ha regolarità interessantissime
📌 il 5 aiuta a costruire il 10
📌 il 7×8 può essere ricostruito usando altre combinazioni già conosciute

Questo tipo di lavoro sviluppa flessibilità mentale e soprattutto libera i bambini dalla paura del “non me lo ricordo” perché imparano che in matematica si può pensare. Iniziano a capire che un risultato può essere ricostruito usando strategie diverse, collegamenti, proprietà, trasformazioni. Spesso, senza nemmeno conoscere ancora il nome delle proprietà, i bambini iniziano anche a scomporre i rettangoli:
📌 trasformano un 7×8 in un (5×8) + (2×8)
📌 ricavano un risultato a partire da uno già conosciuto
📌 dividono aree più grandi in parti più semplici
In questo modo sperimentano concretamente ben prima della formalizzazione.


Giochi, ritmo e canzoni … ma con senso
Nel mio percorso sulle tabelline trovano spazio anche giochi, attività ritmiche e proposte più leggere e coinvolgenti. Sarebbe sbagliato pensare che lavorare sul significato significhi rinunciare al divertimento o all’automatizzazione. In classe utilizzo:

📌 Kabum
📌 gioco dei territori
📌 tombola delle tabelline
📌 ruota delle tabelline
📌 memory 
📌 domino
📌 giochi cooperativi
📌 sfide a squadre
📌 mandala matematici
📌 attività ritmiche e tabelline canterine
Qualche foto indicativa trovata googlando come esempio: 

  

 

Sono strumenti preziosi che motivano, alleggeriscono la tensione, favoriscono il coinvolgimento e aiutano a consolidare nel tempo alcuni fatti numerici. Attenzione però: queste attività - da sole - non costruiscono il significato della moltiplicazione. Cantare una tabellina non significa necessariamente comprenderla, così come ripetere rapidamente un risultato non garantisce che il bambino abbia davvero costruito relazioni matematiche stabili. La differenza la fa sempre il percorso dentro cui queste attività vengono inserite. Se arrivano dopo un lungo lavoro fatto di manipolazione, schieramenti, rappresentazioni, discussioni, strategie, costruzione di immagini mentali ... allora giochi, ritmo e canzoni diventano strumenti molto efficaci di consolidamento. In quel momento la memoria non sta più lavorando “da sola”: si appoggia a esperienze ricche di significato già vissute dai bambini. E così succede qualcosa di interessante: le tabelline iniziano davvero a fissarsi, in modo naturale perché sono state comprese, utilizzate, rappresentate e vissute in tanti modi diversi.


La combinatoria: quando la moltiplicazione nasce dai problemi veri
Un altro percorso che amo molto è quello legato alla combinatoria.
📌 Quanti abbinamenti posso creare?
📌 Quante possibilità esistono?
📌 Quanti incroci ottengo?
Sono attività ricche perché partono da situazioni concrete, stimolano il ragionamento, favoriscono strategie personali e fanno emergere naturalmente la necessità della moltiplicazione. In questi casi essa non viene imposta dall’adulto ma nasce come risposta a un bisogno.  Qualche esempio:

 

 


Albi illustrati e moltiplicazione
Negli anni ho scoperto quanto gli albi illustrati possano diventare strumenti straordinari anche nell’insegnamento della matematica. Non “abbelliscono” la lezione ma aiutano i bambini a costruire immagini mentali, a visualizzare situazioni, a generare domande, a cercare relazioni. E soprattutto permettono alla matematica di nascere dentro contesti ricchi di significato. E' meraviglioso osservare come, attraverso le storie, i bambini inizino spontaneamente a costruire pensiero matematico. Alcuni albi, più di altri, si prestano in modo meraviglioso al lavoro sul campo moltiplicativo e sulle tabelline:

In 365 Pinguini, per esempio, la necessità di organizzare, distribuire e sistemare i pinguini porta naturalmente i bambini a confrontarsi con schieramenti, raggruppamenti, strategie di conteggio, relazioni tra numeri, moltiplicazioni e divisioni.

In L'isola delle tabelline le tabelline diventano invece un mondo da esplorare, quasi un paesaggio narrativo dentro cui orientarsi, fare collegamenti, costruire immagini e significati.

In La più grande cena mai vista le relazioni e gli incroci tra gli animali invitati a cena trasformano la combinatoria in qualcosa di immediatamente visibile e concreto. I collegamenti, le possibilità, le connessioni smettono di essere astratti e diventano rappresentazioni che i bambini possono osservare, discutere e costruire insieme.
Credo che questo sia uno degli aspetti più affascinanti: attraverso storie, immagini e problemi narrativi, i bambini iniziano spontaneamente a fare matematica. Non perché qualcuno chiede loro di memorizzare una regola ma perché stanno cercando di capire, organizzare e dare senso a ciò che osservano.

  


Mandala, arte e matematica
Nella mia esperienza, la matematica funziona molto meglio quando incontra anche la bellezza. Per questo utilizzo anche mandala matematici, simmetrie, colorazioni strutturate, costruzioni geometriche, pattern, attività creative ...
Le regolarità si vedono e quando i bambini vedono ripetizioni, strutture, sequenze e simmetrie, iniziano a costruire un pensiero matematico molto più profondo. La tabellina del 4 non è più solo una serie di numeri (4, 8, 12, 16 …) ma diventa ritmo, forma e struttura.



I grandi problemi delle tabelline: la memoria e la velocità
La memoria non è il nemico e le tabelline, nel tempo, vanno memorizzate. È utile e necessario. Memorizzarle aiuta il calcolo mentale e alleggerisce il carico cognitivo. Il problema semmai è pensare che la memorizzazione sia il punto di partenza. Se un bambino ripete senza comprendere dimentica facilmente, si blocca appena cambia il contesto, vive l’errore come fallimento e sviluppa ansia. Se invece costruisce significati attraverso esperienze ricche impara a collegare, visualizza, ragiona, trova strategie, recupera informazioni anche quando non ricorda immediatamente. In questo modo la memoria arriva quasi naturalmente. Non come imposizione ma come conseguenza!

Per anni poi le tabelline sono state associate soprattutto alla rapidità: verifiche a tempo, gare, interrogazioni lampo, esercizi da completare il più velocemente possibile, ... Ma velocità e comprensione non sono la stessa cosa. Ci sono bambini che recuperano un risultato molto rapidamente e altri che impiegano più tempo perché stanno ragionando, visualizzando, ricostruendo strategie, cercando relazioni. E questo non significa essere “meno bravi”, anzi; molto spesso i bambini più riflessivi sono quelli che stanno costruendo connessioni profonde e stabili. La velocità può certamente arrivare nel tempo - ed è pure utile che alcuni fatti numerici diventino progressivamente automatici - ma non deve essere il punto di partenza né il criterio principale con cui valutiamo. Se l’attenzione si concentra sulla rapidità, molti alunni iniziano a vivere la matematica con ansia: hanno paura di sbagliare, si bloccano, perdono fiducia, pensano di “non essere portati”. Invece la matematica, soprattutto nella scuola primaria, dovrebbe essere prima di tutto:
📌 esplorazione
📌 ricerca di strategie
📌 costruzione di relazioni
📌 comprensione


Costruire in seconda, consolidare in terza
Negli anni mi sono resa conto sempre di più che il lavoro sulle tabelline non può esaurirsi in pochi mesi né ridursi a un semplice esercizio di memoria. La costruzione del pensiero moltiplicativo richiede tempo, esperienze ricche e continue occasioni di utilizzo. Per questo credo sia importante distinguere bene il lavoro della classe seconda da quello della classe terza.


In seconda: costruire il significato
Per me la seconda è l’anno in cui si gettano le fondamenta. È il momento in cui i bambini iniziano a costruire il significato profondo della moltiplicazione attraverso esperienze concrete, rappresentazioni e relazioni. In questa fase il lavoro ruota soprattutto attorno a:
📌 addizioni ripetute 
📌 raggruppamenti
📌 schieramenti
📌 conteggio per gruppi
📌 doppi e metà
📌 distribuzioni
📌 relazioni tra numeri
📌 prime strategie di calcolo
📌 attività di combinatoria
📌 rappresentazioni grafiche
📌 manipolazione di materiali
📌 esplorazione della tavola pitagorica
📌 utilizzo del decanomio
📌 costruzione di immagini mentali
È un percorso lento, concreto, ricco di discussioni, tentativi, osservazioni e scoperte. In seconda, più che chiedere ai bambini di “sapere le tabelline”, dovremmo preoccuparci che inizino davvero a comprenderle.
Per questo motivo non le vivo come un elenco da imparare in sequenza e da recitare velocemente, ma mi interessa molto di più che i bambini inizino a vedere le strutture, riconoscere regolarità, costruire collegamenti, usare strategie personali e rappresentare la moltiplicazione in modi diversi.





In terza: consolidare e automatizzare con consapevolezza
La terza, invece, è il momento del consolidamento. Le relazioni costruite in precedenza diventano progressivamente più stabili e disponibili. Le tabelline iniziano davvero a fissarsi, ma non attraverso settimane di interrogazioni o ripetizioni meccaniche. La memorizzazione stabile arriva soprattutto attraverso l’uso continuo e significativo.

In terza il lavoro si amplia:
📌 utilizzo delle tabelline nei problemi
📌 collegamento costante con la divisione
📌 recupero strategico dei fatti numerici
📌 calcolo mentale
📌 flessibilità nelle strategie
📌 costruzione di automatismi graduali
📌 uso sempre più consapevole delle proprietà
📌 rapidità che nasce dalla comprensione

E' interessante osservare come molti bambini, a questo punto, iniziano spontaneamente a ricordare risultati che l’anno precedente sembravano difficili da memorizzare, non perché “hanno finalmente studiato abbastanza”, ma perché quelle relazioni matematiche sono state utilizzate, rappresentate, discusse e vissute così tante volte da diventare parte stabile del loro pensiero. questo è il momento in cui arriva anche la velocità!



Imparare le tabelline non deve fare paura
Negli anni ho visto bambini convinti di “non essere portati per la matematica” semplicemente perché non riuscivano a recitare velocemente una tabellina. Dobbiamo ricordarci tutti che la matematica non è velocità ma è pensiero. È ricerca di relazioni. È costruzione di senso. Quando togliamo pressione e lasciamo spazio all’esperienza, succede qualcosa di meraviglioso: i bambini iniziano davvero a capire e quando capiscono, le tabelline smettono di essere un ostacolo e diventano strumenti. 
Alla fine della quinta i miei alunni le tabelline le conoscono. Ma soprattutto sanno ricostruirle quando non le ricordano immediatamente perché hanno imparato a ragionare sui numeri. E credo che questo conti molto più di una recitazione perfetta. Perché l’obiettivo non è avere bambini che ripetono rapidamente ma formare bambini che pensano.

Ultimo consiglio: visitate il sito www.moltiplicazione.it 😍💪💝 IMPERDIBILE!!!

Voi come lavorate sulle tabelline? Mi piacerebbe leggere esperienze, idee e punti di vista diversi.


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